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IL CONVEGNO. Proiettato lo scioccante docufilm sui casi di tumore pleurico registrati a Casale
Sos Terra auspica un protocollo di sorveglianza personalizzato sull'atmosfera e il sottosuolo del comprensorio della Bassa, 15/11/2011

Ogni analogia sarebbe improponibile, ma l'analisi della scia di tragedie lasciata dietro di se dall'amianto in Piemonte può e deve sollecitare una riflessione anche in territori assediati da discariche e impianti di trattamento di rifiuti come Montichiari. Non è stata del resto una scelta casuale quella di proporre al centro fiera un docufilm sul dramma di Casale Monferrato, con i suoi 1600 morti a causa delle polveri di amianto. La proiezione dello straordinario e drammatico video-reportage ha destato una profonda inquietudine nel pubblico che affollava la sala Scalvini della cittadella fieristica. Prodotto all'inizio del 2011, grazie al supporto internazionale di Italia, Belgio, Svizzera e Francia, «Polvere, il grande processo dell'amianto» del regista Niccolò Bruna, distribuito da CineCittà Luce, è stato presentato dal coautore Andrea Prandstraller. Racconta le rivendicazioni del processo in corso davanti al Tribunale di Torino che vede imputati gli amministratori della Eternit, società che grazie all'omonimo brevetto è a capo di una holding che conta stabilimenti in mezzo mondo, attualmente chiusi o in fase di riconversione. Parte civile del processo sostenuto dall'accusa, affidata al sostituto procuratore Raffaele Guariniello, è l'Associazione familiari e vittime amianto di Casale. «Gli effetti devastanti per la salute delle polveri di asbesto possono manifestarsi anche dopo 40 anni dall'inalazione di una sola microfibra» ha ricordato Diego Quirino dell'associazione Voci della memoria di Casale Monferrato. La fabbrica piemontese è stata chiusa nel 1986, ma le morti per un tumore specifico causato dalle polveri d'amianto, il mesotelioma pleurico, continuano: la grave patologia miete ogni anno una media di 50 vittime. «La vicenda di Casale, pur straordinaria nella sua drammaticità, impone alla comunità di tenere alta la guardia sul problema dell'amianto, non tanto quello da bonificare sugli edifici quanto quello che in futuro potrebbe essere smaltito negli impianti che si vorrebbero aprire a Montichiari» ha osservato Gigi Rosa, il presidente di Sos Terra, l'associazione che ha promosso il convegno di venerdì sera con la collaborazione dell'associazione PresentArtsì di Castiglione. PER SOS TERRA è necessario varare un protocollo di controllo specifico e supplementare sul comprensorio di Montichiari che, come avvenuto in altre aree a rischio, contempli indagini epidemiologiche mirate sulle malattie che statisticamente vengono riscontrate in zone ad alta densità di discariche. Sarebbe inoltre opportuno stabilire dei range di verifiche sulla qualità dell'aria, delle falde idriche e del sottosuolo con carotaggi concentrati attorno ai bacini di conferimento di rifiuti speciali e non. Richiesta che ha trovato sponda e consenso fra il pubblico. «La vigilanza della comunità - ha ammesso a questo proposito la giornalista Ilaria Leccardi che ha coordinato i lavori -, è lo strumento più efficace per costringere le istituzioni a svolgere con incisività i controlli».
Francesco Di Chiara
fonte: bresciaoggi |